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Il
Maiorchino
è un formaggio tipico della cittadina di Novara di Sicilia, che si trova
nella provincia di Messina, ed è ottenuto dalla lavorazione del latte ovino
e caprino. Munte le pecore e le capre, il
latte viene travasato nella pentola “a codà”, si riscalda a temperatura
media di 36° si aggiunge il “caglio” e si lascia riposare per circa
¾ d’ora sino a ché caglia. Dopo
la cagliatura, si prende la “brocca” e si mescola il latte cagliato
sino a ridurlo molto finemente, contemporaneamente si rimette la pentola
sul fuoco, continuando a girare si porta ad una temperatura di 50°.Successivamente
si toglie dal fuoco e si appoggia a terra in posizione obliqua e si fa riposare
per circa ¾ d’ora. Il
contenuto della pentola quindi viene raccolto a forma di palla,
con le mani si tira fuori e si mette nella “garbua”, ed immediatamente
incomincia la spremitura. Bisogna bucherellare con un “pirciature”
di ferro, alluminio o di legno la forma da un lato e spremere, poi dal lato
opposto con lo stesso procedimento, si ripete l’operazione finché “l’acciata”
non viene eliminata completamente. Finita
questa operazione di spremitura, il tutto rimane sul “mastrello”
sino a ché non viene raccolta la ricotta. Terminata questa operazione, la
forma viene messa di “cozzo” nel siero e si lascia “ cuocere”
per 1 ora all’interno della pentola, che ha raggiunto gli 80° di calore.
Passata l’ora la forma si
tira fuori dalla pentola e si posa sul “mastrello”, si comprime da
ambo i lati per accelerare la fuori uscita di “acciata” residua.
Dopo questa operazione si versa dell’acqua fresca per raffreddare e lavare
il formaggio, poi per 24 ore si lascia riposare a “livello”.
Passate le 24 ore, estratta
la forma dalla “garbua” si lascia asciugare per 1 o 2 giorni e quando
inizia a fermentare comincia la fase di “salatura”, durante la quale
il formaggio viene cosparso di sale per 15-20 giorni e, se compare un po’
di muffa all’esterno, la forma viene strofinata con acqua e sale per altri
15-20 giorni, in modo da ottimizzare il processo di stagionatura. Dopo
la stagionatura, ogni 2-3 giorni si passa l’olio, spostando spesso la forma,
sino a che il formaggio non viene aperto e consumato. Il
Maiorchino si fa prevalentemente in primavera nei mesi di Aprile, Maggio
e nella prima quindicina di Giugno perché il latte ovino-caprino rende meglio
e per ottenere 18 Kg di formaggio si utilizzano circa L. 200 di latte.
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L'antichissimo gioco del "maiorchino"
risalente ai primi decenni del 600 e molto diffuso in passato in provincia
di Messina, sopratutto nelle zone dei Nebrodi e dei Peloritani, esso sopravvive
unicamente a Novara di Sicilia, un paese ove il tempo sembra essersi fermato
ed i cui abitanti molto legati alle tradizioni lo praticano abitualmente
nei mesi invernali.
La curiosa gara consiste nel far rotolare una forma di pecorino stagionato
del peso di circa 10 chilogrammi lungo un percorso, ormai consueto da
secoli, che si snoda per oltre due chilometri lungo le antiche e caratteristiche
strade del centro storico. Il lancio deve essere un misto di forza, precisione
ed interpretazione delle pendenze della strada , visto che vince la squadra
(composta da tre giocatori) che taglia per prima il traguardo "a
serva" impiegando il minor numero di lanci.
Come abbiamo detto la forma di cacio, di un caratteristico colore giallo,
ha il peso di dieci chilogrammi con spessore di 12 cm e diametro di circa
35 e per imprimerle maggiore velocità viene attorcigliata con un
robusto laccio - " a lazzada " - che serve anche a determinare
la direzione voluta. Generalmente le squadre impiegate nel torneo sono
circa 15, provenienti anche da altri paesi limitrofi e per determinare
le formazioni finaliste si rende necessario effettuare prove eliminatorie
che durano quasi tre settimane. Nelle ultime edizioni ( Quella di quest'
anno è la XII° ) hanno partecipato anche formazioni femminili,
che non hanno assolutamente sfigurato al cospetto dei loro più
esperti colleghi. Per tradizione il giorno della finalissima coincide
con il "Martedì grasso", che si tramuta a tutti gli effetti
in una grande festa per l' intero paese e per i numerosi spettatori che
vi convengono da Messina e da diversi centri della provincia. Nell'occasione,
infatti, nella piazza principale "MicheleBertolami" viene allestito
un vero e proprio ovile dove i pastori, che indossano i caratteristici
indumenti di un tempo, preparano con i metodi tradizionali, al cospetto
del pubblico, la ricotta ed il formaggio "a tumma" che vengono
poi distribuiti ai presenti. La festa si completa poi con la degustazione
dei maccheroni casalinghi conditi con sugo di salsiccia e ricoperti da
una vera e propria cascata di maiorchino grattugiato e con il contorno
di altri prodotti tipici locali accompagnati dal buon vino genuino della
zona. A ciò fa seguito il conclusivo ballo in piazza.
Uno spaccato dunque di folclore e di popolaresca semplicità che
si associano alla valorizzazione dell'antico patrimonio pastorale ed a
quella genuina civiltà contadina del quale la popolazione di questo
centro collinare è depositaria.
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